INTERVISTA CON IDENTITY COMUNICAZIONE | The Winesetter
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INTERVISTA CON IDENTITY COMUNICAZIONE

Torna l’appuntamento con il #vinodigitale e una nuova intervista ai comunicatori del vino.

Capelli lunghi scuri, sguardo algido, elegante anche con un paio di sneakears, toscana e con un curriculum sostanzioso, perché per chi come lei parla di vino non si finisce mai di studiare e di viaggiare. Il suo motto è “calici su”, un modo per rendere omaggio alla sua passione, alla vita e con raffinata ironia anche a chi ha sempre qualcosa da criticare.

L’ospite di oggi se non l’avete capito è Simona Geri, per tutti una delle wine influencer che sta spopolando negli ultimi anni su Instragram, per chi lavora nel mondo del vino una comunicatrice attenta, preparata, ma soprattutto moderna e contemporanea. L’esempio perfetto di chi ha saputo declinare il mondo del vino, il suo fascino astratto e la sua storia al mondo digitale e alle sue regole, a dei canali di comunicazione democratici e aperti a tutti, dove tutti possono leggere, interessarsi e confrontarsi. Il suo esordio e il suo successo casuale, come lei stessa spiega, ha trovato sostegno in una presenza costante e professionale, non improvvisata sotto nessun punto di vista e non mi riferisco solo alla competenza enologica, perché Simona del suo modo di stare on line ha studiato proprio tutto. Amata dai suoi follower, ma anche criticata da professionisti e neofiti per il suo approccio glamour, le ho posto una serie di domande per capire il suo percorso, il suo stile, le difficoltà e le soddisfazioni di questo lavoro, ma soprattutto come una esperta di vino possa diventare un buon strumento di marketing per le aziende.

Simonagsommelier è il tuo profilo instagram con quasi 43 mila follower. Com’è nata l’idea di parlare di vino sui social e, soprattutto, ti aspettavi questo successo?

Non mi aspettavo assolutamente questo successo. L’idea è nata sia per caso che per necessità. Avevo preso da poco il diploma di Sommelier AIS, per una questione di passione e interesse personale. Da lì a poco l’azienda di trasporti e logistica per la quale lavoravo da quasi 10 anni avrebbe chiuso, così mi sono ritrovata senza lavoro a 40 anni passati. Ho cercato nel mio campo (io nasco come perito tecnico commerciale e ho sempre lavorato in ambito amministrativo e della sicurezza sul lavoro), ma con molta diplomazia mi sentivo dire che avevo un gran bel curriculum, ma anche un’età “troppo adulta” e “onerosa”. Con l’aiuto di mio marito commercialista allora decisi di aprire la mia società “The Winesetter srls”, mi sono messa in mano ad un’agenzia di marketing, abbiamo creato un blog ed anche l’account Instagram “simonagsommelier”. Pensate che prima ero sui social solo per controllare mia figlia..

Cos’è per te il vino e cosa significa per te parlare di vino.

Il vino è una cosa che mi ha sempre accompagnato fin da bambina grazie a mio padre di Bolgheri e nonni materni con ristorante-enoteca all’Isola D’Elba. Mi ha sempre affascinato, ancora oggi quando vado in cantina e ne sento il profumo mi si apre quel cassetto dei ricordi di quando mi portavano a vendemmiare. Parlare di vino per me è gioia, emozione. Mi piace far conoscere le realtà vitivinicole, spiegare alle persone cosa provo quando degusto un vino.

Nel complesso mondo della comunicazione on line, tu come ti definiresti?

Non mi definisco un influencer, anche se ormai tutti mi hanno “appioppato” questo appellativo; mi definisco un comunicatore del vino. Cerco sempre di parlare in maniera semplice, con termini non troppo tecnici o didattici, perché molte persone non conoscono determinate definizioni; se poi siamo tra colleghi, ben venga il tecnicismo. Attenzione però, semplice non significa “improvvisato”, per parlare di vino in maniera professionale bisogna studiare sempre, semplificarne il linguaggio a volte è anche più complicato che usare i soliti termini da sommelier. Io ho conseguito anche il secondo livello WSET con merito e ho frequentato un corso come operatore enoturistico.  E ho ancora tanto da imparare e ovviamente da bere.

 Tu fai molta informazione sul vino, ma questa non può prescindere da uno stile personale, nel tuo caso anche visual, e da uno stroytelling ad hoc. Quali sono le caratteristiche della tua narrazione e come definiresti il tuo stile?

C’è uno studio dietro ogni stories, ogni foto, ogni degustazione, fatto ad hoc in collaborazione con l’agenzia di marketing che mi segue. Il mio stile è un mix tra l’apparenza un po’ algida che posso dare attraverso le foto dei post e la genuinità del mio carattere schietto, a tratti anche ironico che traspare dai miei video. Non amo le persone troppo impostate in nessun campo o che salgono in cattedra e fare le maestrine.

Secondo te com’è cambiata nel tempo l’attività del blogger e che difficoltà o vantaggi ci sono oggi rispetto all’inizio?

Io non sono un blogger anche se ho un blog che cerco di tenere attivo con articoli personali, non con articoli di comunicazione eventi presi a destra e sinistra con copia incolla giusto per far vedere     che c’è qualcosa sul blog.  Per quanto riguarda l’attività sui social media invece, è un settore che sta avendo una crescita esponenziale, ma anche qui non ci si improvvisa: studi, investimenti sulle piattaforme per farti conoscere, ricerche mirate di retargeting, seo, tutte cose che se non sei un laureato in marketing (e io non lo sono), le devi fare affidandoti e collaborando con professionisti. Diciamo che tutti vogliono lavorare con le piattaforme social, ma pochi hanno gli strumenti e le competenze per farlo. In giro c’è tanta approssimazione.

Oggi le cantine sono più “formate” sulla figura del blogger o dell’influencer, oramai veri strumenti di web marketing, secondo te come percepiscono le aziende la figura del blogger e in particolare dei tuoi servizi?

Questa domanda mi piace parecchio così finalmente cerco di spiegare: noi comunicatori del vino (o influencer chiamali come vuoi), non siamo Mago Merlino e se un’azienda pensa di collaborare con noi per la sola ed esclusiva vendita dei vini, non ha capito niente. Noi siamo un mezzo per far conoscere il Brand, per far avvicinare la nostra community a quel nome ed a quei vini. Poi c’è di riflesso un lavoro di vendita, ma non è immediato (si sa che le buone operazioni di marketing danno i frutti sul lungo termine), e molto dipende dall’azienda stessa, se non ha un suo sito web e un e-commerce funzionale, intuitivo e ben indicizzato, se non è presente sui social non va molto lontano. 

Altra cosa che mi preme sottolineare: spesso le aziende ci scambiano per dei benefattori giocando sulla formula “ti mando il vino, mi fai un post gratis?” Ma care cantine, noi non paghiamo le tasse né con le bottiglie gratis, né con gli inviti alle cene. Pertanto considerato il lavoro che c’è dietro ad ogni post o stories, penso sia

giusto che ogni prestazione lavorativa abbia il suo adeguato compenso che non sia il baratto. Personalmente, e senza offese, a me non interessa avere bottiglie gratis, il mio vino me le compro volentieri; i post “in amicizia” li posso anche fare, ma non è un obbligo, ma una mia scelta e un mio piacere. Un modo per dire che quel vino mi è piaciuto o la storia di quella azienda mi è piaciuta.

Come scegli i vini di cui parlare? E come organizzi il tuo lavoro tra degustazioni, viaggi, visite in cantina? 

Sono le cantine o gli uffici stampa che mi contattano, non ho mai mandato una mail a nessuno per propormi. Quando mi contattano, prima parliamo (di persona o dato il periodo in video call) perché  seppur molto social ho bisogno del rapporto umano. Successivamente assaggio i vini, se mi piacciono, cosa da cui non si prescinde, inizia la collaborazione che sarà studiata insieme e in base all’esigenze del cliente. Se i vini non mi dovessero piacere resta la riservatezza tra le parti e la cosa non va oltre. Non riuscirei mai a parlare di un vino che a mio giudizio ha dei difetti, perché se poi uno dei miei follower o lettore, compra quel vino io non ci faccio una bella figura.  Per quanto riguarda le visite in cantina, una volta al mese vado a trovare le cantine della mia “winefamily” perché anche se ci sentiamo praticamente tutti i giorni, il rapporto umano (con tutte le precauzioni del periodo) non deve mancare. Per le degustazioni c’è un calendario dato che ad oggi le cantine fortunatamente sono abbastanza. Alcuni giorni mi fermo per non imporre troppo la mia presenza nei video e per dare un senso logico alle degustazioni stesse, ma anche per dare spazio e  gestire al meglio la vita familiare.

Come hai vissuto il periodo del lockdown? Una figura come la tua possiamo dire che è stata di aiuto a molte cantine per continuare a promuovere e vendere anche i loro vini?

Il lockdown ha aiutato molto, lo abbiamo detto, la figura del comunicatore digitale. Io ad oggi sono anche media manager di alcune cantine oltre che media partner. Mancando gli eventi face to face credo che il nostro apporto sia stato importante e molti di noi si sono impegnati con le proprie idee e presenza a tenere vivo il nostro mondo.

Essere un profilo molto seguito ha i suoi pro e contro. È capitato più volte, leggendo i tuoi post, che tu sia stata attaccata per ciò che dici o fai, criticata e anche offesa o presa in giro. Da chi sono arrivate le critiche e perché anche nel mondo della “divulgazione del food & wine” sono sempre più frequenti gli hater secondo te? Cos’è che non piace o che non si accetta’

Anche di questo sarebbe da parlarne delle ore. Tanti haters, sia uomini che donne, ma le donne forse anche di più. Non so cosa non accettano, so solo che spesso si attaccano ad una frase la decontestualizzano dal discorso intero e ti massacrano. O magari ti massacrano per una foto dove il vino non è ben visibile iniziando a dirti di tutto, quando quel vino è tuo e non stai facendo alcun tipo di sponsorizzata. Molti sono pure ignoranti in merito: basterebbe guardassero la dicitura #ADV o #AD (che ricordo essere obbligatoria quando si riceve un compenso con emissione di fattura). Prima me la prendevo, ora ho imparato a riderci quando vedo una mia foto presa e messa in qualche gruppo. Non accetto di essere offesa sul personale, su mie ipotetiche posizioni politiche e/o religiose che c’è chi crede di dedurre da un tatuaggio, sulla mia famiglia, sul mio privato. In questo caso, c’è il mio avvocato che sa fare molto bene il suo lavoro. Concludo dicendo che ci sono tantissimi account sul vino, se non ti piaccio io si può anche andare oltre, non mi interessa piacere a tutti né essere amica di tutti.

Quali consigli daresti a chi si avvicina alla comunicazione del vino? 

Consiglio di studiare, di non improvvisarsi, ma anche di essere umili. Se si vuole intraprendere il percorso della comunicazione digitale, bisogna affidarsi a dei professionisti, investire denaro e tempo, molto tempo. Fate parlare il cuore, non tutti i vini sono buoni; imparate a dire di no, ma sempre in maniera educata. E bevete tanto, seppur responsabilmente, sappiate uscire dalla vostra comfort zone e siate sempre curiosi. Inoltre non prendetevi mai troppo sul serio e ricordate, come diceva il mio babbo “con la gentilezza conquisterai il mondo”.

Grazie a Giusy Ferraina per questa bella chiaccherata, riesce sempre a mettermi a mio agio, infatti è la prima persona con la quale ho fatto la mia prima intervista un paio di anni fa parlando a Radio Food.

www.identitycomunicazione.it

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